Picture by Zhihao taken in one of his classes

La Cina rurale è pronta ad accogliere l’educazione sessuale nelle scuole

Si può insegnare educazione sessuale nelle scuole della Cina rurale? Sì, e resterete sorpresi dal come lo si possa fare.
Mainland China, Eastern Asia

Story by Zhihao Zhong. Translated by Anita Landolfo
Published on October 14, 2022.

This story is also available in GB cn de -2 tr



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Nella cultura cinese, l’educazione sessuale viene vista in modo controverso e, per questo motivo, si ritiene che una sua introduzione nelle scuole delle zone rurali sia più complicata rispetto a quelle delle aree urbane. Ciononostante, per esserne certi, sarebbe necessario almeno provarci.

Ed è quello che feci quando ero insegnante in una remota scuola primaria a Meizhou, nella Cina meridionale, dove fui accolto dalle grida imbarazzanti dei bambini di 9 anni delle classi terze. Durante la prima lezione, mostrai un cartone animato che spiegava come i bambini vengono al mondo e mi accorsi che gli studenti erano sconvolti dalle immagini di genitali. Urlavano, si coprivano il volto e battevano le mani sui banchi. Fu a quel punto che mi resi conto che la lezione successiva sugli organi genitali sarebbe stata un completo disastro.  

Essendo preparato ad eventuali disagi, progettai un sistema a punti [2] che mirava a premiare quei “gruppi brillanti” che riuscivano a memorizzare i nomi degli organi genitali. Consapevole della passione dei bambini per giochi e premi, speravo che così facendo il sistema a punti mi avrebbe aiutato.

Anche se la classe fu nuovamente fragorosa, durante la seconda lezione gli studenti iniziarono ad essere competitivi e provarono ad indovinare gli organi, chiedendo persino di riprodurre più volte il video per memorizzarne i nomi. Ero felicissimo del loro entusiasmo, ma fingevo di essere calmo quando li sentivo gridare “Vagina! Vulva! Utero!”

Com’era possibile che ciò accadesse in una scuola della Cina rurale e, naturalmente, più conservativa? Teach for China [3] era il programma di insegnamento di cui facevo parte e consisteva nell’inviare volontari nelle scuole rurali a corto di insegnanti. Lavorando in queste strutture, la maggior parte degli insegnanti godeva di un certo grado di autonomia e, come nel mio caso, riusciva ad organizzare i corsi in modo flessibile. Introdussi il corso di educazione sessuale su consenso del preside, ma potrei aver dimenticato di sottolineare la presenza di elementi “sensibili”. 

Con mio grande stupore, non arrivarono opposizioni dai tutori degli studenti [4]. Una delle madri confidò di essermi grata poiché stavo parlando di un tema che non sapeva come affrontare. Non avevo capito a cosa si stesse riferendo fino a quando sua figlia di 8 anni, avvicinandosi a noi, non disse “mestruazioni”, una parola che i suoi genitori pronunciavano con difficoltà. Ciò mi fece capire che l’assenza di opposizione al corso di educazione sessuale non era altro che un rifiuto nell’affrontare la tematica fra le pareti domestiche e che, contrariamente a quanto accadeva a scuola, rimaneva un tabù nel dialogo famigliare. 

Nei due anni del programma, sia durante le sostituzioni dei colleghi che come insegnante di scienze[5], sfruttai ogni possibilità per parlare della tematica sessuale in tutte e sei le classi. Gli studenti della mia classe principale ricevevano una formazione completa dell’argomento, che includeva aggressioni e caratteristiche sessuali secondarie, quali polluzione notturna, mestruazioni e parità tra sessi. Eliminai le etichette di genere, demolendo le dichiarazioni sessiste affinché gli studenti potessero identificarsi e mettere in discussione gli stereotipi, come quello della donna che deve dedicarsi alle faccende domestiche. 

Anche nel nostro libro di testo c’erano dichiarazioni sessiste. Durante le lezioni di inglese, dove si imparavano le parole “boy (ragazzo)” e “girl (ragazza)”, mostrai agli studenti alcune figure di anatomia, perché volevo insegnargli che l’abbigliamento è solo un modo per esprimere sé stessi e che non indica necessariamente il sesso o il genere di una persona. La lezione diede i suoi frutti, i ragazzi divennero molto più aperti rispetto agli altri studenti e lo si poteva già notare dalle loro capigliature e abiti colorati. 

Non fu affatto complicato provarci. Quando c’è condivisione, anche il tema più delicato può essere semplice da affrontare. A furia di spiegarlo e ripeterlo, l’argomento sessuale divenne privo di imbarazzo e, col tempo, i miei studenti iniziarono a parlare con naturalezza di ciò che avevano imparato. A questo punto, mi chiedo se tutto ciò spingerà verso altri cambiamenti, come una condivisione politica in tutto il paese. Vedremo.  


[1] Meizhou si trova nella zona settentrionale della provincia del Guandong, in Cina meridionale, al confine con la provincia del Fujian, in una zona montuosa.

[2] Al fine di incentivare i successi accademici o di aiutare gli studenti, venivano loro assegnati dei punti che gli consentivano di accaparrarsi prodotti di cancelleria e giochi divertenti forniti da me o da alcuni amici donatori. 

[3] Teach for China è un programma di insegnamento di due anni che vede l’inserimento di gruppi di volontari nelle scuole partner delle zone rurali.

[4] Il programma, che prende il nome di Teach for China, ha una durata di due anni e invia alcuni volontari, come insegnanti, nelle scuole partner delle zone rurali.

[5] A causa della carenza di personale scolastico nelle zone rurali, gli insegnanti ricoprono spesso la cattedra di più materie, quali arte e scienze.


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Zhihao Zhong (he/they) studies public policy in Berlin. He previously worked at a Chinese village school for two years and enjoyed his close contact with the nature there. Zhihao can’t take their eyes off feminism and intersectionality, but you may buy them off with good food or animals.

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